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Lo scambio di valore – il buon utilizzo dei dati del cliente

Blog su marketing e conoscenza del cliente 17 gennaio, 2018 di Matthew Dunn. Il contenuto di questo post utilizza informazioni contenute nel nostro ultimo white paper “offrire valore nell’era digitale”, scaricalo qui.

In generale, gli addetti al marketing pensano che l’utilizzo di informazioni personali del cliente possa aiutarli a offrire un’esperienza migliore al cliente stesso. Perché? Perché è questo che fanno i dati. La capacità di sviluppare una connessione personalizzata con il cliente si basa su conoscenze reali.

Tuttavia, questo scambio e il suo relativo valore per il cliente non è sempre ovvio e credere che gli individui siano sempre consapevoli di cosa stia accadendo diventa pericoloso.

La convenienza è essenziale in un mondo velocissimo e iperconnesso, ma quando si osserva da vicino lo scambio di dati per servizi e convenienza, ci si accorge spesso di quanto non sia sempre chiarissimo. Spesso chiediamo ai clienti di leggere termini e condizioni lunghi e complicati. In realtà, molti li leggono superficialmente, senza prestare attenzione a cosa stanno accettando.

Tutto questo quando (quasi ironicamente) uno dei più grandi vantaggi offerti dalla raccolta di dati è la possibilità per siti web e servizi di ricordare gli individui, così da evitare di ripetere gli stessi passaggi ogni volta.

Tutto questo apre il dibattito su quanto le persone siano davvero a proprio agio nel condividere le proprie informazioni personali.

Le abbiamo aiutati a capire di cosa si tratta? Gli individui sono sempre più pronti a condividere i propri dati se pensano che ne valga la pena, o se il prodotto o servizio che ricevono in cambio sia di grande valore per loro. È questo che chiamiamo scambio di valore, e gli addetti al marketing devono farci i conti.

Detto questo, la gestione dei dati solleva ancora preoccupazioni per molti. Tra le tante ci sono furto d’identità, pubblicità invadente e irrilevante o altre comunicazioni indesiderate (spam, per usare un altro termine). In un modo fortemente incentrato sui dati, le aziende hanno la responsabilità di spiegare come questi vengono usati una volta per tutte. Come possono aiutare ad offrire servizi e dettagli migliori. Ogni scambio di valore deve fondarsi su e spiegare questa premessa.

I dati devono essere usati in modo controllato e avere valore per l’individuo, rispettando i diritti della persona che li sta condividendo. Tutto il processo dev’essere trasparente. Qualcuno potrebbe essere pienamente consapevole e a proprio agio con la condivisione dei dati, mentre qualcun altro no.

In generale, le persone capiscono lo scambio di valore che permette loro di usare servizi resi disponibili dalla nostra economia fondata sui dati, incluso fare in modo che internet rimanga libero.

Alcuni tipi di consumatore riconoscono di essere padroni dei propri dati e accettano le responsabilità che questo comporta. Altri rifiutano di condividere i dati o provano attivamente a celare le loro identità durante ogni interazione.

La nostra ricerca (puoi scaricarla qui) mostra alcune differenze significative nella percezione che gli individui hanno della condivisione dei dati. Alcuni sono a proprio agio con l’idea che più condividono più ricevono in cambio, mentre altri pensano che più condividono, più rivelano di se stessi, senza mettere in conto il valore di ciò che ricevono in cambio. Detto ciò, questa sempre maggiore consapevolezza non impedisce a sempre più persone di condividere i propri dati, né ha ostacolato la crescita del mercato dei dati.

Al contrario, la ricerca mostra come alcune delle app più popolari, come quelle per i social network, le email e di messaggistica, offrano un valore percepito così alto che la gente è più che contenta di iscriversi senza soffermarsi troppo sugli aspetti relativi alla condivisione dei dati.

Vi incoraggiamo a dare un’occhiata allo studio (è gratis), ma anche a spingere gli addetti al marketing a tenere sempre a mente lo scambio di valore. Gestire i dati personali di qualcuno è una responsabilità, e quando vengono chiesti i dati, bisogna essere certi di star offrendo valore in cambio. In quanto settore, dobbiamo accertarci che il valore sia chiaro, perché se non è evidente, presto non saremo più in grado di usare dati personali.

Il contenuto di questo post utilizza informazioni contenute nel nostro ultimo white paper “offrire valore nell’era digitale”, scaricalo qui.