Experian Panorama
Articoli,interviste e dibattiti su argomenti nazionali e internazionali relativi all’esperienza business di Experian
“Condivisione dei dati? Una strategia vincente per i regulator e un traino per l’economia”
Carlos Alonso
Experian Panorama Editor
Experian
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Gillian Key-Vice guida l’attività Public Affairs di Experian per le aree EMEA e Asia-Pacifico. Si occupa di un ampio spettro di problematiche, come l’utilizzo e l’accesso internazionale alle informazioni creditizie da parte di banche e finanziarie .
In quest’intervista si discute della Direttiva dell’Unione Europea sul credito al consumo, entrata in vigore a fine giugno; e anche della nuova Direttiva sulla protezione dei dati personali, che ha appena iniziato il suo iter legislativo. Key-Vice è intervenuta nelle consultazioni che hanno preceduto la stesura di entrambi i testi, attraverso ACCIS, l’associazione delle aziende di informazione creditizia.
Lei rappresenta Experian in ACCIS, l’associazione delle aziende che offrono servizi di informazione creditizia e che ha contribuito alla stesura della Direttiva Europea sul Credito al Consumo. Qual è la sfida principale di ACCIS oggi?
Ci sono molte sfide all’orizzonte. Tutte però traducibili in altrettante opportunità. Ad esempio, i legislatori oggi sono concentrati sull’erogazione responsabile del credito, proprio alla luce dell’entrata in vigore della Direttiva UE sul Credito al Consumo. Questo si traduce in una grande opportunità per promuovere la condivisione dei dati fra i vari paesi, visto che proprio il data sharing è essenziale per applicare politiche di reponsible lending su scala internazionale.
Basti pensare che ancora oggi la maggior parte dei paesi non permette la condivisione dei dati favorevoli, e quelli che la fanno limitano la visione ai soli dati bancari.
Quali sono gli effetti della Direttiva UE sul Credito al Consumo?
La maggior parte dei cambiamenti che la Direttiva impone non ha impatti diretti su chi fa informazione creditizia, quanto piuttosto su chi eroga finanziamenti.
La parte che più riguarda Experian è l’articolo 9, che prevede un “accesso non discriminatorio” alle basi dati nazionali all’interno dell’Unione Europea. Ciò permette a una banca o a una finanziaria che opera in un paese che rispetta gli stessi standard di qualità e riservatezza, di accedere ai diversi Credit Bureau nazionali. Per esempio, un istituto di credito spagnolo potrà accedere alle banche dati italiane per verificare l’affidabilità di un cittadino italiano che gli ha chiesto un finanziamento, negli stessi modi consentiti a una banca italiana.
E’ un provvedimento che permette ai consumatori con buone referenze creditizie di dimostrare l’affidabilità agli Istituti di tutta Europa. E perché consente, allo stesso tempo, di ridurre i rischi di insolvenza e di frode, favorendo un’erogazione più sicura e responsabile.
C’è poi l’articolo 8, che prevede che gli istituti di credito effettuino controlli d’affidabilità sia sui nuovi clienti che su quelli già acquisiti. In alcuni paesi, la norma è stata interpretata come l’avvento di un obbligo di controllo costante a mezzo dei sistemi di informazione creditizia. Obbligo che però non sussiste in nessuno dei paesi dell’Unione Europea.
Visti i vantaggi di poter disporre dei dati di credito positivi, sia per il consumatore sia per il mercato, pensa che possa prendere piede un’espansione della raccolta di questi dati nell’Unione Europea?
E’ uno degli obiettivi per il prossimo futuro. Prima bisogna far percepire il valore di una condivisione completa dei dati ai legislatori e alle autorità di controllo nazionali, con tutti i vantaggi che ne possono venire a consumatori, banche, finanziarie e all’intero sistema economico. Certo, è’ difficile pensare a una norma unica per tutti i paesi UE: ogni paese ha il suo ordinamento e le sue consuetudini, e Experian ne sa qualcosa, con 15 Credit Bureau differenti da paese a paese. Ma per il settore dell’informazione creditizia è giunta l’ora di esplorare gli sviluppi possibili e di promovere un dibattito serio in tutti i principali paesi.
Cosa si aspetta invece dalla nuova Direttiva Europea sui Dati Personali ora in discussione?
Siamo in una fase in cui è ancora difficile azzardare previsioni. Ma non mi aspetto stravolgimenti rispetto alle norme in vigore, quanto piuttosto aggiustamenti sul fronte della sicurezza. E mi auguro anche che il tutto possa portare a una maggiore coerenza normativa tra i diversi paesi membri, e questo proprio per agevolare la condivisione dell’informazione creditizia in Europa.
Cosa pensa si possa fare per agevolare l’accesso al credito di chi si trasferisce all’interno dell’Unione Europea?
Lo scorso anno la Commissione Europea ha istituito un comitato di esperti in materia. Purtroppo le rappresentanze dei consumatori hanno snobbato le raccomandazioni che ne sono scaturite, anche se si trattava di indicazioni molto caute e pragmatiche per la portabilità del background creditizio all’estero. La volontà dell’Unione Europea di abbattere le barriere tra i paesi e favorire la migrazione interna non può prescindere dal miglioramento della situazione attuale nei servizi finanziari per gli immigrati. Chiunque si sia trasferito in un altro paese UE sa quanto sia difficile ottenere credito, o anche solo aprire un conto in banca, in un paese diverso da quello di origine.
Va comunque detto che molti paesi stanno portando avanti soluzioni al riguardo, e che esse si riveleranno lungimiranti non appena si uscirà dalla crisi.
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