Experian Panorama
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Stress Testing: l’approccio Experian
Carlo Gabardo
Senior Business Consultant
Experian
Sino a non molto tempo fa “Stress Testing” era un termine noto solo ai risk manager più esperti. Dopo l’ultima crisi finanziaria, il termine ha guadagnato in popolarità, tant’è che gli stress test effettuati dalle autorità americane ed europee di sorveglianza del credito hanno prima attratto l’interesse della comunità finanziaria internazionale, e poi anche dei media. Questo perché la crisi ha dimostrato che gli accantonamenti previsti dalle normative potevano essere adeguati in tempi normali, ma non certo in tempi di difficoltà diffuse e manifeste.
Non per nulla gli enti e gli organismi internazionali di governo del credito hanno disposto un significativo incremento dei requisiti minimi di capitalizzazione delle banche e hanno stretto le maglie delle voci di conto patrimoniale utilizzabili allo scopo (eligible capital). Questi elementi sono anche fra i cardini dell’accordo interbancario Basilea 3, che sarà operativo dal gennaio 2013. Nel frattempo, le Autorità nazionali di vigilanza stanno ponendo attenzione ai test che devono essere comunque effettuati secondo le regole correnti, dette di Basilea 2.
Perché lo Stress Testing?
Lo stress testing è definito dal Comitato di Basilea come “l’insieme delle tecniche utilizzabili dalle banche dalle società di servizi finanziari per individuare preventivamente le loro vulnerabilità nel caso di eventi eccezionali, ma possibili”. In altre parole, lo scopo dello stress testing è di assicurarsi in ogni momento che il capitale della banca sia adeguato a coprire le perdite che possono sopravvenire in condizioni di particolare tensione.
Lo stress testing non è solo un obbligo regolamentare, imposto dalle Autorità di Vigilanza, per verificare la resistenza delle banche agli choc. E’ anche uno strumento importante di risk management, che aiuta gli operatori a identificare, stabilire e mitigare i rischi (di credito, di liquidità, operativi, ecc.) e che evoca le più diverse best practice di business. Ad esempio, in combinazione con gli strumenti di analisi può concorrere a meglio valutare l’ingresso in nuovi settori e in nuovi mercati, così come anche a ponderare le più diverse iniziative di rilievo strategico, incluse le operazioni di M&A. Le stesse tecniche di stress testing possono anche essere utilizzate per prevedere l’entità delle perdite nelle diverse fasi del trade cycle, quindi dell’entità degli accantonamenti, agevolando gli operatori ad attrezzarsi per le future ciclicità di mercato.
Darsi un quadro di riferimento
Per banche e finanziarie, lo sviluppo di uno “Stress Testing Framework” è il primo importante passo per allinearsi a un contesto normativo in evoluzione e anche per affinare le pratiche di business. Il riferimento è a un quadro concettuale e organizzativo che sottende tutte le fasi del processo di testing, che va dagli schemi organizzativi in essere (chi fa cosa), all’approccio che la banca abbraccerà sulla base di specifiche assunzioni, alla definizione delle nuove procedure di verifica, e cioè quali stress test saranno eseguiti e con quali modalità.
Definito il framework, la banca può dar corso agli stress test, a riguardo della situazione del presente e poi introducendo ulteriori ipotesi di scenario. Sono le cosiddette analisi “what-if”, le simulazioni che permettono di definire le metriche di rischio e anche di modularle secondo criteri di diverso rigore. Gli scenari presi a riferimento devono rappresentare, come già accennato, “eventi eccezionali ma possibili” e sono quelli che poi determinano gli andamenti sia dei diversi segmenti del portafoglio prodotti (es. carte di credito, mutui ipotecari, prestiti personali, e così via) che dell’intero portafoglio. Così facendo, i rischi addizionali sono misurati per differenza tra le perdite previste in condizioni normali (il “base case”, quello solitamente usato in sede di budget) e le perdite prevedibili negli scenari stressati.
L’approccio Experian allo Stress Testing
In risposta alla volatilità degli equilibri economici e alle nuove esigenze di compliance, Experian ha sviluppato una metodologia unica di Stress Testing, che permette di offrire servizi specifici a banche e finanziarie di tutto il mondo, combinando le capacità di Experian Decision Analytics e di Experian Economics Group.
Experian’s Economics Group ha più di 20 anni di esperienza nelle analisi e nelle previsioni macroeconomiche. Decision Analytics dispone di competenze di intelligence, consulenziali e informatiche uniche per impostare framework di Stress Testing commisurati alle esigenze di ogni banca e finanziaria, e per definire ed effettuare i test.
Per ricavare le variabili fondamentali di contesto (PIL, reddito disponibile, tasso di disoccupazione, ecc.), sia nel caso standard che nei diversi scenari alternativi, sono utilizzati modelli econometrici alla più diversa scala geografica e settoriale. Queste variabili fondamentali, diverse a seconda dello scenario scelto, permettono la generazione di metriche che evidenziano i diversi impatti degli eventi ipotizzati sui portafogli creditizi (es. crescita del bad debt, incremento dell’esposizione media dei clienti, e così via.). Il testo si conclude con la misura delle perdite attese per il portafoglio creditizio nei diversi scenari.
L’approccio Experian si basa sull’assunto che per stimare l’impatto congiunturale sul portafoglio di una banca o di una finanziaria non basta certo l’utilizzo di dati aggregati. Ci vuole un’analisi di stress che sia il più vicino possibile al cliente, perché i clienti non hanno le stesse reazioni agli choc economici. Ecco dunque che Experian effettua gli stress test guardando, in ogni caso trattato, anche alla segmentazione della clientela e ai fattori di’influenza locali. Poi, si sa, come in tutti i lavori a base di statistiche, la disponibilità dei dati (sia di portafoglio che economici) è quella che determina l’approccio ottimale realmente praticabile.
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