Il fenomeno del fake onboarding è una minaccia sofisticata e crescente nel panorama della sicurezza digitale, in particolar modo nei settori regolamentati e nei servizi finanziari. L’evoluzione delle tecniche di frode richiede soluzioni avanzate capaci di analizzare identità, segnali comportamentali e caratteristiche del dispositivo in modo integrato. In questo scenario, Experian offre soluzioni studiate ad hoc, attraverso delle piattaforme unificate che aggregano dati biometrici, evidenze digitali e modelli predittivi, consentendo la valutazione del rischio in tempo reale e la riduzione dei falsi positivi. Approfondiamo insieme l’argomento.
Come funzionano gli attacchi di fake onboarding
Gli attacchi di fake onboarding si basano sulla creazione, o sull’utilizzo fraudolento, di identità allo scopo di aggirare i controlli preliminari all’accesso a servizi digitali. Questo può avvenire tramite furto di identità, uso di documenti contraffatti, creazione di profili sintetici o manipolazione dei dispositivi utilizzati nella fase di registrazione.
Gli attori malevoli combinano più vettori di attacco per costruire profili coerenti, per esempio assemblando dati reali appartenenti a soggetti diversi o replicando pattern comportamentali umani tramite bot sofisticati. L’obiettivo è superare i sistemi di scoring iniziale, attivare servizi finanziari o digitali e successivamente perpetrare frodi immediatamente o nel medio periodo, in modo da rendere più complessa l’attribuzione della responsabilità e l’individuazione dell’origine dell’attacco.
Tecniche di frode e falsificazione documenti
La falsificazione documentale è una tecnica diffusa nel contesto del fake onboarding. Gli strumenti di editing avanzati permettono la manipolazione dei dati anagrafici, la ricostruzione di MRZ (Machine Readable Zone) e la creazione di pattern grafici simili ai documenti originali. Non solo, l’utilizzo di modelli generativi e tecniche di image morphing permette di creare fotografie che somigliano a volti reali seppur non appartengano a nessun individuo esistente, rendendo complessa la rilevazione durante la verifica facciale.
L’incremento delle frodi bancarie legate a documenti alterati è favorito oltremodo da piattaforme che forniscono template già pronti, capaci di replicare struttura e layout di passaporti, patenti e carte d’identità.
Social engineering e ingegneria del pretesto
I frodatori utilizzano inganni psicologici per ottenere informazioni personali dalle vittime, spesso tramite contatti telefonici, email o messaggi istantanei. L’ingegneria del pretesto consente di acquisire dati autentici, che vengono poi utilizzati per costruire identità affidabili dal punto di vista dei controlli KYC.
Gli attacchi più sofisticati combinano informazioni ottenute con tecniche di phishing a strumenti di spoofing vocale o video, rendendo ancora più difficile individuare comportamenti anomali.
Rischi e conseguenze per le aziende
Le conseguenze del fake onboarding sono estremamente rilevanti per le aziende, soprattutto per quelle operanti nei settori regolamentati. Ogni identità fraudolenta che supera i controlli di ingresso può generare danni finanziari diretti e compromettere la sostenibilità operativa, in particolar modo quando la frode viene scoperta solo nella fase successiva all’erogazione di un servizio.
Perdite finanziarie e danni reputazionali
Le perdite finanziarie dovute a frodi di onboarding derivano da linee di credito non recuperate, transazioni fraudolente, costi di investigazione e spese legali. Ciò nonostante, i danni reputazionali possono avere un impatto maggiore. Che cosa significa? I clienti si aspettano che i servizi digitali siano sicuri, e un incidente legato al furto d’identità o alla creazione di profili falsi può ridurre significativamente la fiducia nel brand. In un mercato competitivo, la percezione di vulnerabilità può tradursi in perdita di clienti, riduzione dei tassi di conversione e incremento dei costi per implementare misure correttive d’urgenza.
Nei settori soggetti ad alta regolamentazione (banking, fintech e assicurazioni) un incidente legato al fake onboarding può generare conseguenze sul piano della compliance, con possibili sanzioni da parte delle autorità di vigilanza.
Strategie di prevenzione oggi disponibili
L’aumento della frequenza e della complessità delle frodi bancarie impone l’adozione di strategie multilivello basate su tecnologie avanzate, capaci di correlare dati biometrici, comportamentali e digitali. Le soluzioni moderne operano in tempo reale, analizzando centinaia di segnali contemporaneamente per produrre valutazioni di rischio con elevata accuratezza. La prevenzione del fake onboarding richiede un approccio sistemico che integri biometria, intelligence del dispositivo, analisi del comportamento e verifica della coerenza dei dati.
Verifica biometrica e riconoscimento facciale
Le piattaforme avanzate analizzano caratteristiche univoche del volto, applicano algoritmi di liveness detection e confrontano la biometria acquisita con quella presente nei documenti. I modelli 3D sono atti a contrastare i tentativi di spoofing tramite immagini statiche o video deepfake.
In contesti ad alto rischio, la biometria può essere integrata con segnali comportamentali, come il modo in cui l’utente interagisce con il dispositivo, la velocità di digitazione e le micro-movimentazioni del volto. Questi elementi sono difficilmente replicabili da un attaccante e costituiscono un’importante barriera contro tentativi sofisticati di fake onboarding.
AI e machine learning per il rilevamento anomalie
Gli algoritmi di machine learning analizzano pattern complessi, identificano incoerenze nei dati e rilevano segnali sospetti che sfuggirebbero alle verifiche tradizionali. L’integrazione dei dati del dispositivo (geolocalizzazione, configurazione tecnica, fingerprinting digitale o indicatori di compromissione) porta all’individuazione dei tentativi di mascheramento, VPN fraudolente o accessi simultanei da device già segnalati.
Queste tecniche permettono di correlare eventi provenienti da fonti eterogenee e costruire un indice di rischio preciso.
Best practice per l’onboarding sicuro
La prevenzione del fake onboarding non può basarsi su un singolo controllo, poiché deve articolarsi su una strategia di verifica distribuita. In questo senso, la progettazione di un onboarding sicuro richiede un equilibrio tra sicurezza, esperienza utente e conformità normativa. L’obiettivo è garantire la massima accuratezza senza introdurre frizioni che riducano il tasso di completamento del processo.
Implementazione di multi-layer verification
La multi-layer verification combina diversi livelli di controllo, orchestrati in modo intelligente e adattivo. Ogni livello fornisce un contributo specifico alla valutazione complessiva del rischio:
- la biometria conferma la presenza fisica dell’utente;
- la verifica documentale assicura l’autenticità dei dati;
- il device intelligence rileva anomalie nella configurazione del dispositivo;
- i modelli comportamentali analizzano la coerenza delle interazioni.
Questo approccio riduce i falsi positivi, migliora la customer experience e incrementa la capacità dell’organizzazione di individuare tentativi di frode altamente sofisticati.
Normative e conformità
Le aziende devono garantire la tracciabilità dei processi, la protezione dei dati personali e la conformità ai requisiti stabiliti dalle autorità di vigilanza. Le normative impongono un livello di trasparenza e documentazione sempre più elevato, rendendo indispensabile l’adozione di soluzioni integrate.
Compliance KYC e AML
I requisiti KYC (Know Your Customer) e AML (Anti Money Laundering) definiscono gli standard minimi per l’identificazione e la verifica dell’identità dei clienti. Le organizzazioni devono dimostrare che le procedure adottate sono idonee a prevenire frodi, riciclaggio e utilizzo illecito dei servizi. L’integrazione di controlli biometrici, verifica documentale e analisi comportamentale facilita la conformità e riduce il rischio di sanzioni.
