Feb 2026 | Formazione

Frodi open banking: scopri i rischi e come proteggerti nel 2026. Guida completa a autenticazione, monitoraggio e diritti del consumatore.

L’open banking ha trasformato il modo in cui gestiamo il denaro, rendendo tutto più connesso, fluido e, paradossalmente, più semplice. Ma dove c’è innovazione, purtroppo, ci sono anche altre sfide da contrastare. Le frodi digitali si sono evolute di pari passo con la tecnologia, diventando più sottili e difficili da intercettare.

Quali sono le trappole più comuni? E soprattutto: come blindare i propri dati? Un supporto è dato dalle soluzioni avanzate, come quelle proposte da Experian per l’Open Banking Affordability, che integrano la sicurezza direttamente nei processi di valutazione, in modo tale che l’accesso ai dati transazionali avvenga sempre sotto standard di protezione elevatissimi.

Quali sono le principali frodi nell’open banking

Nonostante le infrastrutture bancarie siano oggi dei veri fortini digitali, i punti di debolezza esistono ancora, e spesso risiedono nel fattore umano o nella complessità delle nuove reti di scambio dati. Le minacce non sono scomparse, si sono solo “mimetizzate” meglio nei flussi quotidiani delle nostre transazioni online.

Phishing e social engineering

Il phishing è cambiato: nel 2026, le finte e-mail sgrammaticate che parlano di presunte eredità milionarie sono quasi del tutto scomparse. Oggi gli attacchi sono chirurgici. Parliamo di comunicazioni che riproducono fedelmente lo stile della banca o di un servizio fintech che gli utenti usano abitualmente, con l’obiettivo di spingere a cliccare su un link o a fornire codici d’accesso. Il social engineering fa un passo avanti: i truffatori studiano il profilo della vittima, magari un responsabile amministrativo o un CFO, per costruire messaggi talmente verosimili da indurre in errore anche l’occhio più esperto.

Accesso non autorizzato ai conti

Il furto delle credenziali resta il bersaglio principale di gran parte dei malware. Una volta ottenuti i codici, l’obiettivo è spostare capitali o sottrarre dati prima che scatti l’allarme dei sistemi di difesa. Spesso il punto d’ingresso non è un attacco frontale all’istituto, ma la fragilità delle reti Wi-Fi pubbliche o l’uso di dispositivi aziendali non aggiornati, che lasciano porte aperte a possibili intrusioni.

Frodi su aggregatori di conti

L’aggregatore è una soluzione per avere il controllo su tutto, ma apre inevitabilmente un fronte critico. Il rischio si materializza quando colleghiamo i conti ad applicazioni terze che non hanno infrastrutture di sicurezza di alto livello. In questi casi, il problema non è la tenuta dei sistemi bancari, ma la fragilità della piattaforma esterna: si crea un punto di accesso che qualcuno può sfruttare per intercettare i dati. Proprio per questo, la scelta deve ricadere solo su partner che operano con licenze ufficiali e protocolli certificati, senza eccezioni.

Come funzionano gli attacchi fraudolenti

Per difendersi bisogna capire come ragiona chi sta dall’altra parte dello schermo. Gli attacchi seguono schemi precisi che sfruttano le pieghe della tecnologia o la distrazione dell’utente medio.

Sfruttamento delle API e vulnerabilità

Le API agiscono da ponti per il passaggio dei dati tra banche e applicazioni, ma se mancano protocolli di autenticazione solidi (perché sono incoerenti o mal progettate) il rischio è che diventino un varco aperto. In questi casi ci si espone ai cosiddetti attacchi Man-in-the-Middle: l’intruso si posiziona tra i due sistemi, riuscendo a intercettare o modificare le informazioni durante lo scambio senza lasciare tracce immediate e senza che nessuno si accorga dell’intrusione.

Violazione dell’autenticazione forte (SCA)

L’autenticazione a due fattori ha alzato il livello di protezione, ma non è un sistema immune a tutto. Esistono tecniche studiate apposta per intercettare i codici SMS o per ingannare chi si trova davanti allo schermo, convincendolo ad approvare operazioni che appaiono come semplici controlli di routine. In questi casi, la regola è ferrea: se non abbiamo avviato noi la transazione, non dobbiamo confermare nulla.

Come proteggersi dalle frodi

La protezione parte da una regola che non ammette deroghe: credenziali e PIN non si condividono mai. Nessun istituto chiederebbe questi dati via mail o SMS. Per blindare ulteriormente l’accesso conviene sfruttare la biometria, quindi impronta o volto, che sono decisamente più complessi da clonare rispetto a una password.

Dobbiamo poi essere selettivi con le app a cui concediamo l’accesso ai nostri dati. Prima di cliccare su “autorizza”, vale la pena controllare che il provider sia registrato negli elenchi ufficiali delle autorità di vigilanza. Infine, le notifiche in tempo reale sullo smartphone restano l’unico modo per accorgersi subito di una transazione strana. Se il controllo è costante, si riesce a bloccare tutto prima che il danno diventi un problema serio.

Il ruolo della normativa nella protezione

Negli ultimi anni sono state implementate numerose regole per proteggere i consumatori e le imprese, una rete di sicurezza che definisce chi può toccare i nostri dati e quali standard deve rispettare per farlo.

PSD2 e obblighi di sicurezza

Se oggi non ci basta più una semplice password per autorizzare un pagamento, lo dobbiamo alla PSD2. È stata lei a imporre l’autenticazione a due fattori: la prima vera barriera contro chi prova a svuotare il conto. Con l’entrata in vigore della NIS2 e del regolamento DORA, le banche e le società fintech non devono solo proteggersi, ma hanno l’obbligo di avere piani di emergenza pronti e di segnalare ogni minima anomalia all’istante. È un sistema che non ammette zone d’ombra, così da rendere l’intera rete finanziaria un posto decisamente più difficile da scardinare.

Le soluzioni Experian sull’open banking

Oggi i dati transazionali sono la nuova moneta, ed è il motivo per cui molte realtà hanno scelto di impegnarsi sul fronte della sicurezza per garantire solo il massimo ai propri clienti. È il caso di Experian e della piattaforma end-to-end, che gestisce l’intero flusso di informazioni per conto dei clienti in modo totalmente sicuro e conforme alle normative più recenti.

Grazie alla licenza AISP ottenuta presso la Banca Centrale d’Irlanda e valida in tutta Europa, Experian può accedere ai conti di pagamento offrendo una copertura totale del network bancario italiano.

Mediante algoritmi di machine learning e il motore di categorizzazione proprietario, i dati grezzi vengono orchestrati e trasformati in insights certi, con un livello di protezione e trasparenza che oggi sono indispensabili per chiunque voglia operare nel mercato finanziario con serenità.