Introdotto in via ufficiale a partire dagli anni Settanta, è diventato obbligatorio a seguito dei fatti dell’11 settembre 2001 come attività antiriciclaggio e di prevenzione delle frodi.
Fino a non molti anni fa erano necessari diversi passaggi manuali ma oggi, con l’AI, il KYC risulta parte attiva dell’onboarding digitale: il procedimento, anch’esso di stampo telematico, di identificazione, verifica e acquisizione dei clienti.
Le soluzioni di onboarding digitale sviluppate da Experian per il KYC sono concepite proprio in tale ottica: per rendere più sicure ed efficienti le fasi di acquisizione e verifica dei consumatori, a fronte di un’automatizzazione dei controlli.
Che cos’è il KYC e perché è obbligatorio
Vediamo ora a proposito del KYC cos’è esattamente. Parliamo di un insieme di procedure che accompagna la totalità del processo di identificazione del cliente.
Si tratta di una delle misure più adottate per tutelare l’integrità del sistema finanziario, dando modo agli operatori di validare l’identità e il profilo di rischio delle persone prima di avviare un rapporto commerciale.
Il KYC deve essere distinto dal KYB (Know Your Business), il quale viene applicato alle persone giuridiche.
L’obbligatorietà del KYC deriva dalla normativa antiriciclaggio, che impone agli intermediari finanziari di applicare procedure di adeguata verifica della clientela prima di procedere all’attivazione di prodotti e servizi.
Obiettivi normativi tra antiriciclaggio e prevenzione frodi
La normativa di riferimento per il KYC è la Direttiva UE 2015/849, nota anche come IV Direttiva Antiriciclaggio. È stata oggetto di aggiornamento a seguito dell’introduzione della Direttiva UE 2018/843 o V Direttiva Antiriciclaggio.
Le disposizioni comunitarie sono state applicate dal legislatore italiano principalmente con il D.Lgs. 231/2007, che è stato aggiornato più volte per recepire l’evoluzione della normativa europea.
Completa il quadro l’istituzione, sempre su base comunitaria, dell’AMLA (Anti-Money Laundering Authority), ovvero la nuova Autorità per l’Antiriciclaggio di matrice europea. È stata istituita nel 2024 con l’intento di rafforzare la lotta al terrorismo e la supervisione delle disposizioni di antiriciclaggio.
In questo quadro, il KYC si configura come uno strumento essenziale sia per garantire la conformità agli obblighi predisposti dal legislatore, sia per rafforzare la sicurezza dei processi di onboarding digitale.
Dal KYC manuale al processo automatizzato
Per molti anni il KYC è stato gestito prevalentemente attraverso verifiche manuali, basate sulla raccolta di documenti cartacei e su controlli effettuati dagli operatori. Un processo efficace ma spesso lungo, soggetto a errori e difficilmente scalabile all’aumentare del numero di richieste.
La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale hanno progressivamente trasformato questo approccio, introducendo procedure automatizzate capaci di velocizzare le verifiche migliorandone l’affidabilità.
Limiti dei controlli tradizionali e vantaggi dell’automazione
I controlli tradizionali di stampo manuale presentano più di una criticità nel KYC. Ecco i limiti principali:
- tempi di verifica più lunghi;
- maggiore esposizione a errori dovuti all’inserimento manuale dei dati;
- difficoltà nel gestire elevati volumi di richieste;
- minore uniformità nelle procedure di controllo.
Le nuove innovazioni nel segno dell’automatizzazione e dell’IA permettono invece di:
- verificare documenti e identità in tempi ridotti;
- estrarre automaticamente le informazioni rilevanti;
- individuare più rapidamente anomalie e potenziali frodi;
- standardizzare i controlli, migliorando efficienza e compliance.
Le fasi di un KYC automatizzato
Vediamo ora a proposito del KYC come funziona. Ci riferiamo naturalmente alle soluzioni automatizzate, quelle più comuni e oggetto di utilizzo attualmente. Vediamo le fasi più nel dettaglio.
Raccolta e verifica dei dati e dei documenti
La prima fase del KYC automatizzato consiste nell’acquisizione delle informazioni necessarie per identificare il cliente.
Il sistema raccoglie i dati dichiarati dall’utente e acquisisce i documenti richiesti, verificandone l’autenticità, la validità e la coerenza attraverso soluzioni tecnologiche apposite.
Screening AML e valutazione del rischio cliente
Verificata l’identità della persona, il processo di onboarding prosegue con gli screening AML (Anti-Money Laundering). Servono per accertare quanto segue:
- eventuale presenza del cliente nelle liste di sanzioni internazionali;
- classificazione delle persone come PEP (Politically Exposed Persons);
- pubblicità negativa in aree ad alto rischio.
Le informazioni raccolte vengono analizzate per determinare il livello di rischio associato al cliente, applicando l’approccio risk-based previsto dalla normativa antiriciclaggio.
I rischi vengono pertanto classificati secondo le seguenti tipologie:
- sanzionatori e legali;
- reputazionali;
Da questa valutazione dipendono l’intensità dei controlli successivi e il monitoraggio del rapporto nel tempo.
Tecnologie e dati a supporto del KYC
Tra gli strumenti più utilizzati nel KYC, in particolare durante la verifica e raccolta dei dati, troviamo:
- OCR (Optical Character Recognition): estrae automaticamente i dati dai documenti, convertendoli in un testo di formato digitale ricercabile e modificabile;
- riconoscimento biometrico: confronta il volto dell’utente con l’immagine presente nel documento d’identità;
- liveness detection: viene utilizzata per verificare che il soggetto sia realmente presente durante la procedura per contrastare eventuali tentativi di spoofing.
A supporto di queste verifiche possono inoltre essere integrate ulteriori fonti informative e strumenti di analisi come credit bureau, open banking e modelli di machine learning, che permettono di aggiornare in maniera continuativa la valutazione del rischio.
Credit bureau, open banking e machine learning per i controlli continui
Il KYC è il primo passo per la verifica dell’identità dei clienti ma da solo non è sufficiente. Per mantenere aggiornata la valutazione del rischio, gli operatori possono integrare diverse fonti informative e tecnologie avanzate, così da rendere i controlli più accurati e continui.
Ecco gli strumenti più utilizzati:
- credit bureau: contengono informazioni sulla storia creditizia di privati e imprese, fornendo elementi utili per valutare l’affidabilità del cliente e individuare eventuali segnali di rischio;
- open banking: previo consenso dell’interessato, permette di accedere ai dati dei conti detenuti presso altri istituti finanziari, offrendo una visione più esaustiva della situazione economica del cliente;
- machine learning: analizza grandi quantità di dati per riconoscere anomalie, individuare pattern ricorrenti e supportare il monitoraggio continuo del rischio, migliorando progressivamente l’efficacia dei controlli.
L’integrazione di queste fonti con il KYC automatizzato consente quindi di rendere i processi di verifica più dinamici, accurati e coerenti con l’evoluzione del profilo di rischio del cliente nel tempo.
Il valore del KYC non risiede quindi soltanto nella verifica dell’identità, ma nella capacità di supportare decisioni sempre più consapevoli lungo l’intero ciclo di vita del cliente.
